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Social Card: 200mila Persone Ancora in Attesa dei 120 Euro di Arretrati

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Lo scorso autunno il Governo Berlusconi aveva strombazzato ai quattro venti la sua ricettina – nient’altro che una pezzetta calda, sia chiaro, ma meglio di niente… – per cercare di arrestare il progressivo impoverimento di larghi strati della popolazione italiana: la social card, 40 (quaranta) euro al mese per i più poveri tra i poveri. Ma come è andata a finire?


E’ andata a finire che 200mila persone attendono ancora di veder caricata la propria Carta acquisti con i 120 euro dei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Inoltre, sarebbero tanti anche coloro che hanno chiesto e ottenuto la social card a partire dal 1° gennaio 2009 e ai quali il Governo aveva garantito pubblicamente il riconoscimento degli “arretrati”.

social_card_propdiversamenteoccupati.it

«Ma ad oggidenunciano le Acli nessuno ha ottenuto i 120 euro, e della proroga promessa non v’è traccia».

Il Governo aveva fissato una prima scadenza al 31 dicembre 2008 per concedere, a chi avesse presentato la domanda entro quella data, la ricarica retroattiva dei mesi di ottobre, novembre e dicembre: 40 euro al mese, 120 euro in tutto.

Di fronte al ritardo con cui era partita la macchina organizzativa (oggettivamente più lenta e complicata di uno spot televisivo) e alla complessità oggettiva delle operazioni, le Acli avevano chiesto di spostare la scadenza al 28 febbraio. Il Governo aveva accolto la richiesta annunciando più volte pubblicamente la predisposizione di un decreto per la concessione di 2 mesi di proroga.

Ma «la data del 28 febbraio è passata è il decreto non c’è stato – spiegano le Acli – I 120 euro “promessi” non sono stati mai caricati sulle carte di circa 200mila persone che restano senza soldi e senza risposte».
Che fine ha fatto il decreto?

berlusconi-affronta-la-crisi1bandanas

Perché quando si tratta di fare un Lodo Alfano per salvare Berlusconi dalla galera, o un decreto salva Rete4 per tutelare gli interessi economico-propagandistici del padrone (sempre Berlusconi, tra l’altro), Parlamento e Consiglio dei Ministri fanno le notti in bianco e in 2 o 3 giorni tutto si risolve, mentre quando ad essere in gioco sono le misere vite di centinaia di migliaia di poveri e anonimi pensionati, questi signoroni ricchi e bugiardi se ne strafottono? A chiederselo sono le Acli e tutti i poveri pensionati poveri e ingannati.

Perciò, le Acli chiedono al Governo di

  1. mantenere la promessa fatta
  2. e, inoltre, vista la crisi economica generalizzata, avanzano una proposta: «Abolire i requisiti anagrafici per l’accesso alla social card».

Il Governo, infatti, aveva ipotizzato inizialmente una platea di beneficiari della social card pari a 1 milione e 300mila cittadini. E aveva stabilito per questo – adottando un condivisibile criterio selettivo, riconoscono le Acli – una serie rigorosa di requisiti tra cui due principali:

  1. reddito Isee inferiore ai 6000 euro
  2. età del richiedente inferiore ai 3 anni (bambini) o superiore ai 65 anni (pensionati).

social-card-bruciare-picBiani

Ma le Carte acquisti finora distribuite sono state tuttavia solo 560mila, meno della metà del previsto. E i dati a disposizione del Caf Acli dimostrano che il 40% di coloro che avrebbero diritto alla Carta secondo il requisito del reddito, ne rimangono esclusi per via dell’età (hanno meno di 65 anni).
La proposta avanzata dal presidente delle Acli Andrea Olivero è conseguente: «Abolire i requisiti anagrafici per l’accesso alla social card, perché si può essere “poveri” a 60 come a 65 anni, con figli di 3 anni piuttosto che di 5. Il requisito dell’età è quello meno comprensibile e giustificabile. Abolendolo rimarremmo comunque entro le previsioni di spesa ipotizzate dal Governo».

La risposta del Governo per ora non è pervenuta. Provate a scrivere una e-mail a Berlusconi.

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Alessio in Asia

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marzo 20, 2009 at 7:35 am

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Appunti Italiani: Un Acquerello e una Acquaforte

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L’Avido

Sono in viaggio per servizio. La gente per cui lavoro, bontà loro, mi stima così tanto che mi fa viaggiare in prima classe su un bel treno Alta Velocità.

Il treno parte  con le carrozze semivuote. L’estensione dell’Alta Velocità alla mia città è un atto politico più che tecnico. Dopo appena cinquanta chilometri, infatti, è prevista già un’altra fermata in una stazione ben più importante.

acquerello4-sara-giusti

Di fronte a me un uomo piccolo, elegante, bell’orologio, smartphone e copia di un giornale di partito in bella vista. Non può che trattarsi di un politico. Non ho mai visto quel giornale in edicola e se anche ci fosse, non credo che qualcuno lo comprerebbe.

Il piccolo riceve una telefonata. Il discorso cade sulla sua nuova auto che gli deve essere consegnata di lì a qualche giorno. Involontariamente apprendo che trattasi di una BMW con selleria in pelle e tutti gli accessori la descrizione dei quali, a differenza dello sfortunato interlocutore del piccolo, sarà a voi risparmiata.

Passa il carrellino dei giornali e dei rinfreschi. Il piccolo già si agita. Si sporge, cerca di capire cosa sia in distribuzione. Quando finalmente giunge il suo turno chiede un caffè, un biscottino con la cioccolata ed una copia del Corriere.

Il Frecciarossa arriva alla sua prima fermata. Il piccolo cambia rapidamente posto ed assume quello che, plausibilmente, corrisponde alla sua prenotazione, fa sparire i resti di caffè e biscottino e occulta la copia del Corriere.
Poco dopo la partenza, ripassa il carrello dei rinfreschi per servire i nuovi viaggiatori.

Si ripete la scena pari pari a quella di pochi minuti prima. Il piccolo si agita, si sporge, cerca di capire cosa ci sia in distribuzione e, quando il carrello arriva alla sua altezza, imperturbabile chiede un succo d’arancia, un biscottino alla cioccolata e una copia della Repubblica.
I resti del fero pasto rimangono, stavolta, in bella mostra fino all’arrivo dell’addetto preposto alla rimozione.

La visione di questo delicato acquerello mi ha aiutato a capire perché persone di un certo reddito (penso a parlamentari e senatori essenzialmente) passino il tempo a preoccuparsi del prezzo del caffè del bar aziendale e della possibilità di avere un taglio di capelli a scrocco.

Mangiando molto lo stomaco si dilata ed è sempre più difficile riempirlo.

La Colonna Infame

Scopro con piacere che il nuovo segretario del partito democratico ha appreso, con un certo ritardo, la redditizia arte di farsi latore di proposte che, con un leggero eufemismo, si potrebbero definire populiste.
Un prelievo “una tantum” del 2% sui redditi superiori a 120.000 euro per raccogliere rapidamente 500 milioni da distribuire a chi, causa crisi, si trova in condizioni di indigenza.

sla-falena-acquaforte-e-acquatinta

Premetto che la cosa sfortunatamente non mi riguarda.  Comunque, si conferma sempre più l’idea che la lista dei contribuenti è la colonna infame dei fessi. Si paga ed ogni occasione è buona per pagare ancora. Ogni provvedimento di questo tipo è un vero e proprio spot pubblicitario per l’evasione fiscale.

In ottica di ronde mi chiedo perché nessuno abbia pensato ad istituire le “ronde fiscali“. Come quelle che danno la caccia agli stupratori di belle signore, queste ronde potrebbero perseguitare gli stupratori di contribuenti onesti la cui integrità posteriore non è, al momento, difesa da nessuno.

Bossi è d’accordo col prelievo. Bossi è lo stesso che pretende che non si voti nello stesso giorno per referendum abrogativo della attuale legge elettorale e elezioni europee con un incremento della spesa stimato in 460 milioni.
Della serie: se servono 500 milioni perché recuperarli dall’evasione fiscale o risparmiarli mettendo le elezioni nello stesso giorno. Prendiamole dalla tasca dei fessi.

Opere di Sara Giusti e Giacomo Soffiantino

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Comandante Nebbia

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marzo 20, 2009 at 7:32 am

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Cronaca di Silenziose Solitudini

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Ho imboccato questo tratto di strada esattamente due anni fa. Io e un gruppo di persone ormai rarefatto e remoto. Quando scrissi il primo articolo di MenteCritica mi percepivo sospeso in un’atmosfera crepuscolare. Sentivo il dovere mettere in pratica il mio diritto di cittadino perché ciò che mi circondava mi sembrava tetro, nefasto, minaccioso.


Ora sono trascorsi due anni e con la stessa onestà intellettuale alla quale mi sono sempre dolorosamente e faticosamente attenuto, sento il dovere di trarre un bilancio personale di questa esperienza.

libiamo

In due anni ho scritto decine di migliaia di parole e letto trenta volte tanto. Ho conosciuto virtualmente centinaia di persone. Sono stato testimone di fatti meschini e di slanci di candida generosità. Ho letto nel cuore di molti la convinzione, forse ingenua, di essere artefici di un futuro, di un futuro qualsiasi, ma di un futuro. Sotto le chiacchiere di altri ho potuto leggere l’opportunismo ipocrita di chi si dice diverso essendo tristemente uguale.

Il paese di due anni fa non mi piaceva. Il paese di oggi, il paese in cui vivo, mi appare peggiore. Mi ritrovo con l’esercito a presidiare i crocicchi tanto nelle caserme non serve a nulla (allora aboliamolo), i cittadini organizzati in ronde (non sono armati, e ci mancherebbe), una crisi economica spaventosa (ma le banche italiane sono sane), i piani regolatori  affidati all’iniziativa popolare (per aumentare il PIL) e la proposta di svuotare di ogni contenuto il ruolo di parlamentare delegando il voto ai soli capigruppo (facendo di quelle aule sorde e grige un bivacco per manipoli).

Il fatto più triste è che questi due anni mi hanno convinto che questo non è un paese straniero. Questa è l’Italia che noi Italiani costruiamo ogni giorno con le nostre parole, con le nostre opere e con le nostre omissioni. Sono partito due anni fa pensando che “loro”, la Casta, mi stesse privando dei miei diritti. Ora ho capito che noi siamo loro.

Se MenteCritica doveva contribuire a scardinare, anche in piccolissima parte, l’involuzione sociale del mio paese, devo dire, senza mezzi termini, che ho fallito.
Se Mentecritica era lo strumento attraverso il quale dovevo iniziare la rivoluzione interiore di cui ho teorizzato in questa mia riflessione, può darsi che, almeno in parte, abbia funzionato.

E’ per questo che da tempo, a parte questa mesta celebrazione, mi sono rinchiuso in una silenziosa solitudine. Sono alla ricerca di un me stesso migliore, qualsiasi cosa questo voglia dire.
Sono sicuro che ci potremo ritrovare solo quando ciascuno di noi avrà conosciuto il male che si porta dentro e lo avrà strizzato via.

ciaomarco

Non c’è nazione senza amore, generosità, fiducia e sacrificio. Se non siamo in grado, ciascuno di noi, di donare per quanto ci è possibile, allora la vita in Italia rimarrà quello che è oggi. Una tregua sottile e labile tra nemici non dichiarati.

Ora non ci tocca che sperare che il destino sia clemente con ciascuno di noi. Io spero soltanto di non aver tradito me stesso.

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Comandante Nebbia

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marzo 20, 2009 at 7:31 am

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Evoluzionismo vs. Creazionismo: Perplessità sul Disegno Intelligente

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Leggo su “la Repubblica” del 4 marzo un articolo dal titolo suggestivo: “Ora anche la Chiesa accoglie Darwin”. In estrema sintesi si parla di un approccio positivo da parte delle gerarchie cattoliche alla teoria evoluzionista che proprio da Darwin prende le mosse. Leggo, tra le altre cose “qualunque sia il modo in cui la creazione è venuta in essere e si è evoluta, alla fine crediamo sia comunque Dio il creatore di tutte le cose”. Questa dichiarazione sarebbe del cardinale William Levada, successore di Ratzinger alla guida dell’ex Sant’Uffizio, dunque una personalità importantissima nelle gerarchie cattoliche. La cosa non può che farmi piacere, come credo a molti, perché lascia presagire positive ricadute nel rapporto tra intellettuali laici e cattolici, sicuramente avrà effetti positivi nel dialogo tra credenti e non credenti.

Stando all’articolo in questione, dichiarazioni di eminenti esponenti della Chiesa Cattolica sostengono che non c’è contraddizione tra darvinismo e fede.

charles_darwin

Questa posizione la conosco da qualche decennio, la udii dall’insegnante di religione al liceo, che si espresse più o meno così: “se l’uomo deriva dalla scimmia allora vorrà dire che Dio ha creato la scimmia! Cosa cambia?”

Effettivamente non sembrava cambiare molto, Dio usciva dalla porta (il Genesi) per rientrare dalla finestra (la teoria di Darwin). Sembrava soltanto però, perché le cose cambiavano prospettiva e di molto, me ne resi conto dopo una lunga riflessione.

Nel Genesi, Dio crea dal nulla (dalla polvere) l’uomo e la donna(1), li fa a “sua immagine e somiglianza”. Essi sono creati completi e compiuti, coscienti di se e del mondo, coscienti altresì del Creatore, con cui intrattengono rapporti privilegiati potendo comunicare con lui direttamente. In questo rapporto privilegiato viene inserito un divieto, quello di non cibarsi del “frutto proibito”.

Adamo ed Eva, sempre nel pieno delle loro facoltà mentali, nella totale disponibilità del loro “libero arbitrio” (questo solo per il cattolicesimo) commettono l’atto di ribellione, di rifiuto dell’amore di Dio, seguono il Tentatore e consumano il frutto proibito! Da qui la loro condanna, che avrà effetti anche su tutta la loro discendenza, sino alla fine del tempo.

Partendo da questo peccato tutta la storia futura dell’umanità si sviluppa in coerenza con esso peccato.  Siamo stati condannati all’infelicità ed alla dannazione eterna (questo secondo il cristianesimo(2) per il peccato commesso dai nostri progenitori. Da questa situazione senza uscita ci tira fuori il Cristo che, grazie al suo sacrificio di sangue, ci libera da uno degli effetti del peccato: la condanna alla eterna dannazione, grazie a Lui non siamo necessariamente e obbligatoriamente condannati all’eterno inferno, possiamo salvarci se ci battezziamo e se, pur commettendo altri peccati, ce ne pentiamo prima di morire (non so se questo vale per tutti i cristianesimi).

Bene, se la Chiesa Cattolica accetta la teoria evoluzionista, anche se inquadrata nel “disegno intelligente”, come farà a tenere in piedi ancora il peccato originario? Se non è mai esistita una coppia “prototipo” libera dal peccato come spiegare la “Colpa” dell’umanità?

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Se l’umanità si è evoluta, nell’attuale stato, attraverso una serie innumerevole di nascite e morti, di generazioni e generazioni di esseri umani, se non è partita da una coppia “pura”, allora non è impossibile separare in un prima e un dopo la storia del mondo, anzi dell’umanità?  Nel Genesi, Adamo ed Eva nascono senza peccato perché è Dio stesso a crearli, nel caso dell’evoluzione, non esistendo la coppia prototipo, creata pura, non c’è la possibilità della corruzione e dunque del peccato.

Allora il peccato originario non può esistere perché, se si accetta una qualunque impostazione evoluzionista, non può essere accettato, conseguentemente, il racconto del Genesi. Infatti esso è assolutamente improponibile alla luce delle conoscenze attuali (archeologia, genetica, geologia), e non c’è una terza posizione possibile, nemmeno aggrappandosi a qualsivoglia “disegno”. Bisogna scegliere o la creazione dal nulla dell’uomo (peccato sì) o l’evoluzione (peccato no).

Pertanto, se i religiosi o i semplici credenti, accettano una qualsiasi versione della teoria dell’evoluzione, ne devono obbligatoriamente (è una questione di logica) concludere che Gesù non aveva alcun bisogno di immolarsi in Croce per salvarci da un peccato inesistente, se è morto in croce sarà stato per qualche altro motivo. In questo secondo caso non aveva bisogno di essere figlio di Dio, né di appartenere alla Trinità, perché questo si sarebbe reso necessario solo nel caso dovesse salvarci dal “Peccatone”, dato che Dio Padre ci aveva condannati solo Dio Figlio poteva assolverci. Il battesimo è privo di senso perché non esiste il motivo che lo renderebbe necessario!

Mi apparve chiaro quasi da subito che l’idea dell’insegnante di religione minava le basi stesse del magistero cattolico, tanto che mi convinsi che mai la Chiesa avrebbe potuto accettare nessuna teoria evoluzionista, pena la distruzione dei suoi stessi pilastri concettuali, primo fra tutti la venuta di Cristo come Salvatore (niente Peccato, niente Salvatore).

Ecco io vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa c’è di errato nel mio ragionamento, perché non può essere che questo sia corretto e nessuno, all’interno del mondo cattolico, si sia accorto dei pericoli del “Disegno Intelligente” per l’impianto biblico e per la dottrina cattolica!

N.d.R.:

La questione è ampiamente dibattuta.

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Note

  1. creazione ex nihilo []
  2. qui per una distinzione del concetto di libero arbitrio []

Fine delle Note

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Alberto Dito

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marzo 20, 2009 at 7:29 am

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Ognuno ha il Jacques Attali che si Merita

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L’altro ieri sul Corriere della sera è comparso un articolo interessante: parla del ministro Giulio Tremonti e della commissione che ha attivato in vista del G8 che si terrà alla Maddalena tra qualche mese. Una commissione che ha l’ingrato compito di avanzare proposte concrete per uscire dalla crisi in cui siamo precipitati.
Nel presentare la sua commissione, Tremonti ha detto: “Le presidenze fanno le proposte. In tempi normali, fanno proposte normali. A questa altezza di tempo, non possono limitarsi a proposte normali. Devono fare proposte di pari altezza. Lo impone lo spirito del tempo.“ A parte il fatto che non so cosa significhi l’espressione “altezza di tempo”, sono totalmente d’accordo con lui; non è tempo di mezze misure, ci vogliono soluzioni radicali.

Gli obiettivi della commissione sono talmente elevati, che il ministro arriva a parlare di una nuova Bretton Wood. Sarebbe gioco facile tacciare Tremonti di esagerazione o di millanteria, ma non mi interessa. Il punto è che una nuova Bretton Wood ci vorrebbe davvero: un’occasione per ridiscutere integralmente il modello di sviluppo che ci siamo scelti, e ridefinire regole e sistemi nuovi, capaci di rimettere l’umanità su un binario che la metta in salvo dall’autodistruzione. Magari!
Ma, a parte le chiacchiere, non vedo questa volontà, né nel governo italiano, né negli altri governi del mondo occidentale (uso questo termine solo per convenzione). L’unica preoccupazione su cui vedo concentrati i governi di mezzo mondo è quella di salvare le banche dal disastro che loro stesse hanno contribuito a generare. Da sempre siamo vittime dello strozzinaggio che le banche hanno perpetrato ai nostri danni, ed ora che sono in difficoltà dobbiamo tirare fuori anche i soldi che non sono riuscite a rubarci prima, per non farle fallire.
Sarebbe comico se non fosse tragico.

wall-street-bull

Ma torniamo alla commissione. Lasciamo stare che sembra la brutta copia della commissione Attalì istituita nel 2007 da Sarkozy, che magari per una volta copiamo dall’estero qualcosa di buono; lasciamo stare la presenza dei soliti “figli di papà” (Napolitano e Visentini), che magari saranno anche persone serie e preparate; lasciamo stare che ci sono solo giuristi, magari hanno pensato che gli economisti non potevano risolvere la crisi.
Tremonti avanza l’ipotesi (non nuova per la verità) di destinare una quota dell’imposta sui consumi ai Paesi in via di sviluppo, non per il tramite tradizionale dei governi, ma attraverso i cittadini e le organizzazioni no-profit. Forse non lo hanno avvertito che questo già succede da tempo; vista la scarsità dei fondi che l’Italia destina a questo scopo, la solidarietà, nazionale ed internazionale, è basata quasi interamente sulla buona volontà dei cittadini. Solo che invece di arrivare dall’imposta sui consumi arriva direttamente dalle nostre tasche. Non c’è molta differenza.
Non contento di questo, parla poi di un nuovo “global legal standard”. Al di là delle frasi ad effetto, mi sembra emblematica l’osservazione che ha fatto a questo proposito: “a partire dagli anni novanta, gli stati hanno rinunciato a fare gli stati. Hanno permesso che una funzione sovrana come la funzione monetaria fosse trasferita alle banche, dando alle banche private il potere di battere moneta. Una moneta cattiva, parallela a quella buona, una moneta stampata sul nulla.” Questa situazione ha prodotto anni di “eclissi giuridica e globalizzazione selvaggia“.

Quello che dice Tremonti è vero. Peccato che si dimentichi di quale governo fa parte.
Quando parla di eclissi giuridica dovrebbe tenere presente che proprio nella sua stessa coalizione politica ci sono molte persone che di questa eclissi hanno fatto uno stile di vita, facendo finta che le norme giuridiche non esistano più.
E’ grazie a quella globalizzazione selvaggia che lui sembra condannare, che tanti italiani che si riconoscono (sarà un caso?) nel suo schieramento politico si sono arricchiti oltre misura, a danno dei propri simili, italiani e non.
Da sempre le banche fanno quel che vogliono, in barba a qualsiasi principio di correttezza e alle proteste dei cittadini, e solo oggi il ministro si accorge che quel sistema non poteva funzionare? Buongiorno!
Ma soprattutto, sentir dire che gli stati hanno rinunciato a fare gli stati, da un importante membro di quel governo che più di ogni altro ha lavorato per demolire la macchina dello stato, mi sembra veramente una presa per il sedere.

Evidentemente non abbiamo ancora finito di pagare i nostri errori…

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ilBuonPeppe

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marzo 20, 2009 at 7:26 am

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Cronaca di Silenziose Solitudini

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Ho imboccato questo tratto di strada esattamente due anni fa. Io e un gruppo di persone ormai rarefatto e remoto. Quando scrissi il primo articolo di MenteCritica mi percepivo sospeso in un’atmosfera crepuscolare. Sentivo il dovere mettere in pratica il mio diritto di cittadino perché ciò che mi circondava mi sembrava tetro, nefasto, minaccioso.


Ora sono trascorsi due anni e con la stessa onestà intellettuale alla quale mi sono sempre dolorosamente e faticosamente attenuto, sento il dovere di trarre un bilancio personale di questa esperienza.

libiamo

In due anni ho scritto decine di migliaia di parole e letto trenta volte tanto. Ho conosciuto virtualmente centinaia di persone. Sono stato testimone di fatti meschini e di slanci di candida generosità. Ho letto nel cuore di molti la convinzione, forse ingenua, di essere artefici di un futuro, di un futuro qualsiasi, ma di un futuro. Sotto le chiacchiere di altri ho potuto leggere l’opportunismo ipocrita di chi si dice diverso essendo tristemente uguale.

Il paese di due anni fa non mi piaceva. Il paese di oggi, il paese in cui vivo, mi appare peggiore. Mi ritrovo con l’esercito a presidiare i crocicchi tanto nelle caserme non serve a nulla (allora aboliamolo), i cittadini organizzati in ronde (non sono armati, e ci mancherebbe), una crisi economica spaventosa (ma le banche italiane sono sane), i piani regolatori  affidati all’iniziativa popolare (per aumentare il PIL) e la proposta di svuotare di ogni contenuto il ruolo di parlamentare delegando il voto ai soli capigruppo (facendo di quelle aule sorde e grige un bivacco per manipoli).

Il fatto più triste è che questi due anni mi hanno convinto che questo non è un paese straniero. Questa è l’Italia che noi Italiani costruiamo ogni giorno con le nostre parole, con le nostre opere e con le nostre omissioni. Sono partito due anni fa pensando che “loro”, la Casta, mi stesse privando dei miei diritti. Ora ho capito che noi siamo loro.

Se MenteCritica doveva contribuire a scardinare, anche in piccolissima parte, l’involuzione sociale del mio paese, devo dire, senza mezzi termini, che ho fallito.
Se Mentecritica era lo strumento attraverso il quale dovevo iniziare la rivoluzione interiore di cui ho teorizzato in questa mia riflessione, può darsi che, almeno in parte, abbia funzionato.

E’ per questo che da tempo, a parte questa mesta celebrazione, mi sono rinchiuso in una silenziosa solitudine. Sono alla ricerca di un me stesso migliore, qualsiasi cosa questo voglia dire.
Sono sicuro che ci potremo ritrovare solo quando ciascuno di noi avrà conosciuto il male che si porta dentro e lo avrà strizzato via.

ciaomarco

Non c’è nazione senza amore, generosità, fiducia e sacrificio. Se non siamo in grado, ciascuno di noi, di donare per quanto ci è possibile, allora la vita in Italia rimarrà quello che è oggi. Una tregua sottile e labile tra nemici non dichiarati.

Ora non ci tocca che sperare che il destino sia clemente con ciascuno di noi. Io spero soltanto di non aver tradito me stesso.

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Comandante Nebbia

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marzo 20, 2009 at 7:26 am

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Perché Ceylon non è Gaza

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Mario è venuto in Italia per rubare il lavoro a qualche giostraro romano. E già che c’era gli ha rubato anche il nome. Il vero nome di Mario è un impronunciabile nome cingalese. Me lo ha detto e ripetuto tante volte alla fine ci ho rinunciato, uno scorrere di suoni che fa inceppare la lingua e che si ricollega ad una delle migliaia di divinità indù. Forse per questo ha scelto per sé il nome della Madre di Dio.
Mario è sempre sereno e sorridente, anche quando soffia forte la tramontana o piove e lui se ne sta lì a mandare avanti il suo baraccone triste e grigio, triste come solo un luna park senza bambini può essere.

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Oggi Mario ha voglia di parlare, più del solito. Finalmente riuscirà a far venire la famiglia a trovarlo, potrà vedere la figlia che non ha mai conosciuto, una bambina che oggi ha già 6 anni. E’ emozionato e un po’ spaventato.
Lui non può tornare nello Sri Lanka, perché non lo farebbero più rientrare in Italia. I suoi parenti non sono mai venuti a trovarlo perché il volo costa tanto ma anche perché il viaggio dal loro paese natale fino a Colombo è lungo e pericoloso e ottenere il visto non è facile. Mario è un Tamil del nord e di terrorismo non vuole parlare.
Prevede di lavorare qui per qualche altro anno. Se tutto va bene potrà ritornare a casa. “Portare la mia famiglia qui? Restare in Italia per sempre? Non ci penso nemmeno. La mia casa è laggiù, è bellissima sai?”. Lo so, o meglio lo immagino.

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Dieci anni fa sono stato a Colombo. Il mio volo doveva fare un breve scalo e ripartire per l’ India e invece ci hanno trasferito in un albergo vicino all’aeroporto, come si fa in questi casi.
Per la prima volta in vita mia ho visto dei mitra piantati ai bordi della strada, i sacchi di sabbia dietro i quali sedevano uomini e donne in mimetica. Ad un primo posto di blocco a 500 metri dall’aeroporto hanno controllato i passaporti, perlustrato a fondo il furgone-taxi dentro e fuori. Poi di nuovo ai cancelli esterni. E ancora all’ingresso del terminale. Perquisiti a fondo, in maniera maniacale.  Poi la normale scansione con i raggi x e il metal detector e la perlustrazione manuale dei bagagli. Infine un ultimo controllo ancora prima di salire sull’aereo. Per raggiungere l’aero che distava non più di 4 o 5 chilometri dall’albergo ci sono volute circa tre ore. “Siamo un Paese in perenne guerra civile, non lo sapevi?”. No, non lo sapevo.

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L’altra sera mi sono fermato al distributore IP di via XXXXXXXXX, periferia di Roma. La perfida macchinetta non voleva accettare i miei unici venti euro. L’”indiano” che stava lì a morire di freddo si è offerto di aiutarmi e spiegazzando e stendendo con maestria la mia banconota è riuscita a farla entrare. E’ nuovo, non l’ho mai visto. L’altro ragazzo che c’era prima è stato assunto ed ora lavora durante il giorno. L’ho visto oggi passando. Si è sbracciato per salutarmi come se fossimo grandi amici. Sarà perché una volta gli ho dato una moneta da 1 euro per 10 euro di benzina o perché spesso abbiamo preso lo stesso autobus in cui il rapporto italiani stranieri è 1 a 10 o anche perché gli ho dimostrato di conoscere la differenza tra India Pakistan e Sri Lanka, quell’unica volta che abbiamo un po’ chiacchierato.  Ci sono passato anche io, so cosa significa quando ti dicono che “italiani e norvegesi sono la stessa cosa, sempre di europei si tratta”. Come no!
In Italia abbiamo una comunità cingalese di oltre 45.000 persone.

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Lasantha Wickramatunga, direttore del settimanale The Sunday Leader, è stato ucciso l’8 gennaio 2009. Sapeva che sarebbe successo e quindi scrisse una cronaca, o un coccodrillo, o un testamento che dir si voglia.testamento(immagine tratta dal blog di Metilparaben)

Eccone alcuni passaggi, che si commentano da soli.

In Sri Lanka c’è un mestiere, oltre a quello del soldato, che richiede il sacrificio della vita. E’ il lavoro del giornalista. Negli ultimi anni i mezzi di informazione indipendenti hanno subito un numero crescente di attacchi, le loro sedi sono state bruciate, bombardate o chiuse.
[…] sono cambiate molte cose nello Sri Lanka, soprattutto in peggio. Siamo nel pieno di una guerra civile combattuta da individui assetati di sangue. Il terrore, che venga dai terroristi o dallo stato, è all’ordine del giorno. L’omicidio è il principale strumento con cui lo stato tenta di controllare chi difende le libertà civili.[…]
Abbiamo sostenuto che il terrorismo separatista va debellato ma che è più importante analizzarne le cause. Ci siamo anche battuti contro il terrorismo di stato nella cosiddetta guerra al terrore e non abbiamo taciuto il nostro orrore per il fatto che lo Sri Lanka è l’unico paese al mondo che bombarda regolarmente i suoi cittadini. Per questo siamo stati definiti traditori. Ma se questo è tradimento, allora ne siamo orgogliosi. […]
L’occupazione militare del nord e dell’est del paese costringeranno i tamil di quelle zone a vivere per sempre come cittadini di serie B.  Non pensate di poterli placare ricoprendoli di “sviluppo” e “ricostruzione” dopo la guerra. […]
Quando sarò ucciso, il responsabile sarà il governo.

Lasantha Wickramatunga è stato assassinato l’8 gennaio 2009. Chissenefrega, dirà qualcuno.

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photos by springm

Baghavad Gita XIII, 7-8 –  (Il saggio è contraddistinto da) umiltà, mancanza d’ipocrisia, non violenza, clemenza, rettitudine, servizio al guru, purezza di mente e corpo, fermezza e auto-controllo;”Indifferenza verso gli oggetti dei sensi, assenza di egoismo, comprensione delle sofferenze e dei mali (impliciti nella vita mortale): nascita, malattia, vecchiaia e morte;

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Jules Winnfield

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Written by mentecritica

marzo 20, 2009 at 7:24 am

Pubblicato su Senza Categoria

Evoluzionismo vs. Creazionismo: Perplessità sul Disegno Intelligente

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Leggo su “la Repubblica” del 4 marzo un articolo dal titolo suggestivo: “Ora anche la Chiesa accoglie Darwin”. In estrema sintesi si parla di un approccio positivo da parte delle gerarchie cattoliche alla teoria evoluzionista che proprio da Darwin prende le mosse. Leggo, tra le altre cose “qualunque sia il modo in cui la creazione è venuta in essere e si è evoluta, alla fine crediamo sia comunque Dio il creatore di tutte le cose”. Questa dichiarazione sarebbe del cardinale William Levada, successore di Ratzinger alla guida dell’ex Sant’Uffizio, dunque una personalità importantissima nelle gerarchie cattoliche. La cosa non può che farmi piacere, come credo a molti, perché lascia presagire positive ricadute nel rapporto tra intellettuali laici e cattolici, sicuramente avrà effetti positivi nel dialogo tra credenti e non credenti.

Stando all’articolo in questione, dichiarazioni di eminenti esponenti della Chiesa Cattolica sostengono che non c’è contraddizione tra darvinismo e fede.

charles_darwin

Questa posizione la conosco da qualche decennio, la udii dall’insegnante di religione al liceo, che si espresse più o meno così: “se l’uomo deriva dalla scimmia allora vorrà dire che Dio ha creato la scimmia! Cosa cambia?”

Effettivamente non sembrava cambiare molto, Dio usciva dalla porta (il Genesi) per rientrare dalla finestra (la teoria di Darwin). Sembrava soltanto però, perché le cose cambiavano prospettiva e di molto, me ne resi conto dopo una lunga riflessione.

Nel Genesi, Dio crea dal nulla (dalla polvere) l’uomo e la donna(1), li fa a “sua immagine e somiglianza”. Essi sono creati completi e compiuti, coscienti di se e del mondo, coscienti altresì del Creatore, con cui intrattengono rapporti privilegiati potendo comunicare con lui direttamente. In questo rapporto privilegiato viene inserito un divieto, quello di non cibarsi del “frutto proibito”.

Adamo ed Eva, sempre nel pieno delle loro facoltà mentali, nella totale disponibilità del loro “libero arbitrio” (questo solo per il cattolicesimo) commettono l’atto di ribellione, di rifiuto dell’amore di Dio, seguono il Tentatore e consumano il frutto proibito! Da qui la loro condanna, che avrà effetti anche su tutta la loro discendenza, sino alla fine del tempo.

Partendo da questo peccato tutta la storia futura dell’umanità si sviluppa in coerenza con esso peccato.  Siamo stati condannati all’infelicità ed alla dannazione eterna (questo secondo il cristianesimo(2) per il peccato commesso dai nostri progenitori. Da questa situazione senza uscita ci tira fuori il Cristo che, grazie al suo sacrificio di sangue, ci libera da uno degli effetti del peccato: la condanna alla eterna dannazione, grazie a Lui non siamo necessariamente e obbligatoriamente condannati all’eterno inferno, possiamo salvarci se ci battezziamo e se, pur commettendo altri peccati, ce ne pentiamo prima di morire (non so se questo vale per tutti i cristianesimi).

Bene, se la Chiesa Cattolica accetta la teoria evoluzionista, anche se inquadrata nel “disegno intelligente”, come farà a tenere in piedi ancora il peccato originario? Se non è mai esistita una coppia “prototipo” libera dal peccato come spiegare la “Colpa” dell’umanità?

la-creazione-719385

Se l’umanità si è evoluta, nell’attuale stato, attraverso una serie innumerevole di nascite e morti, di generazioni e generazioni di esseri umani, se non è partita da una coppia “pura”, allora non è impossibile separare in un prima e un dopo la storia del mondo, anzi dell’umanità?  Nel Genesi, Adamo ed Eva nascono senza peccato perché è Dio stesso a crearli, nel caso dell’evoluzione, non esistendo la coppia prototipo, creata pura, non c’è la possibilità della corruzione e dunque del peccato.

Allora il peccato originario non può esistere perché, se si accetta una qualunque impostazione evoluzionista, non può essere accettato, conseguentemente, il racconto del Genesi. Infatti esso è assolutamente improponibile alla luce delle conoscenze attuali (archeologia, genetica, geologia), e non c’è una terza posizione possibile, nemmeno aggrappandosi a qualsivoglia “disegno”. Bisogna scegliere o la creazione dal nulla dell’uomo (peccato sì) o l’evoluzione (peccato no).

Pertanto, se i religiosi o i semplici credenti, accettano una qualsiasi versione della teoria dell’evoluzione, ne devono obbligatoriamente (è una questione di logica) concludere che Gesù non aveva alcun bisogno di immolarsi in Croce per salvarci da un peccato inesistente, se è morto in croce sarà stato per qualche altro motivo. In questo secondo caso non aveva bisogno di essere figlio di Dio, né di appartenere alla Trinità, perché questo si sarebbe reso necessario solo nel caso dovesse salvarci dal “Peccatone”, dato che Dio Padre ci aveva condannati solo Dio Figlio poteva assolverci. Il battesimo è privo di senso perché non esiste il motivo che lo renderebbe necessario!

Mi apparve chiaro quasi da subito che l’idea dell’insegnante di religione minava le basi stesse del magistero cattolico, tanto che mi convinsi che mai la Chiesa avrebbe potuto accettare nessuna teoria evoluzionista, pena la distruzione dei suoi stessi pilastri concettuali, primo fra tutti la venuta di Cristo come Salvatore (niente Peccato, niente Salvatore).

Ecco io vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa c’è di errato nel mio ragionamento, perché non può essere che questo sia corretto e nessuno, all’interno del mondo cattolico, si sia accorto dei pericoli del “Disegno Intelligente” per l’impianto biblico e per la dottrina cattolica!

N.d.R.:

La questione è ampiamente dibattuta.

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Note

  1. creazione ex nihilo []
  2. qui per una distinzione del concetto di libero arbitrio []

Fine delle Note

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  1. Forme Godibili di Libertà (5.147) In Danimarca la prima maratona di masturbazione in Europa ROMA…

Alberto Dito

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Written by mentecritica

marzo 20, 2009 at 7:23 am

Pubblicato su Senza Categoria

Just Like a Woman

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Oltre che alla vita, sono allergica anche al polline di mimosa: è facile indovinare che l’8 marzo non sia esattamente il mio giorno preferito dell’anno. Anzi, la festa della donna è una di quelle ricorrenze capaci di farmi sbiellare come – e forse di più – di San Valentino, Halloween e la festa del Papà messe insieme. Dico “forse di più,” perché tra le tante immagini evocate da queste festività, quelle collegate con l’8 marzo sono così kitsch da mettermi addosso una tristezza che la metà basterebbe a farmi scolare l’intera confezione di Roipnol:

8marzo

cinquantenni in menopausa che tra i gridolini isterici infilano banconote da cinque euro nei perizomi di ragazzotti di provincia sudaticci e con addosso uno scadente dopobarba al muschio bianco, gruppetti di amiche single che si mettono giù da paura e vanno in discoteca per fare le libertine e scoparsi il primo tamarro che trovano a tiro – tanto saranno troppo sbronze per notarlo e poi si sa, l’alcool è come la notte nera in cui tutte le vacche sono nere, quindi la mattina dopo con quella capacità tutta femminile di raccontarsela, si diranno che alla fine lui non era male, non è durato molto perché era troppo eccitato da lei, non perché voleva soltanto concludere prima che lei si accorgesse dell’errore che stava facendo – quarantenni nevrotiche che dopo il lavoro passano nel localino sotto l’ufficio con le colleghe e come sciacalli da buffet si appostano vicino al bancone tracannando un negroni dopo l’altro sopra la pasticca di Tavor d’ordinanza. Mariti che per l’occasione portano colazione e rosa a letto alla moglie come se fosse malata – cara, oggi stai a letto, penso a tutto io, tu pensa solo a riposarti – e mentre lei sorseggia il caffè sotto il piumone, smessaggiano con l’amante più giovane. Insomma, mi vengono in mente quelle robe così, a metà tra l’Apocalittico, l’Asfittico e l’Agghiacciante, tre “A “che vi fanno perfettamente capire quale sia lo zeitgeist da queste parti.

E vabbè, poi so anche che c’è il rovescio della medaglia, che l’8 marzo è una ricorrenza importante, che dovrebbe far riflettere sul fatto che non dappertutto i diritti delle donne sono riconosciuti, che ricorda episodi tragici del lavoro femminile, come quello della Triangle Company, un’industria tessile di New York in cui morirono più di 100 donne per via di un incendio (cosa che in uno straordinario sincretismo un mio amico una volta associò a Mary Quant e alla minigonna: non c’erano più quelle che lavoravano in quell’industria, ergo meno stoffe, ergo minigonna). Che dovrebbe avere lo scopo di tutto rispetto di palesare al mondo quanto sia bello ma anche incredibilmente faticoso essere una donna, soprattutto se vuoi essere una donna tosta, come G.B., la donna che, con la sua pelle di pesca, le dita nervose e il perenne odore di Allure di Chanel misto all’aroma di tabacco e caffè, insegnandomi a marcare l’ictus sul monologo di Didone, mi insegnò anche che l’essere donna non è fatto di tette, culo e capelli fluenti. Che la femminilità non è questione di “più”, ma di “meno”: meno trucco, meno ammiccamenti, meno chiacchiere, decisamente meno artifici. Che puoi avere i capelli a carciofo o completamente bianchi, essere in sindrome premestruale acuta o avere le caldane da menopausa, portare una prima rinsecchita o una florida quinta, avere un brufolo che spunta improvviso proprio il giorno dell’appuntamento con quel figo che ti fa sbavare da mesi/l’alito non proprio profumato di rosa di prima mattina/qualche peletto impertinente perché magari non hai avuto il tempo di passare a farti una ceretta ma sei ci credi, sei comunque una donna.

Poi farlo credere agli altri è tutto un altro paio di maniche.

In contemporanea con Yes, Darling, Life Sucks dalle 8:08 dell’ 8 marzo.

Vi ricordiamo anche il nostro Speciale donne (e tutti gli altri nostri speciali)

Immagini di d-minutiv e ego[s]

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SunOfYork Fa SchifoMi piace (9 Punti, 11 voti)

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Written by mentecritica

marzo 20, 2009 at 7:22 am

Pubblicato su Senza Categoria

8 Marzo: una Bambina, una Donna, senza Chiesa

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Carissimi,

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna” (Mt 5, 20-22).

Parole severe quelle di Gesù. Non dissimili da quelle di alcuni maestri del suo tempo, che ricordavano: il comandamento è di non spargere il sangue, ora, chiunque umilia il suo prossimo, chiunque lo fa arrossire di vergogna, è come se ne spargesse il sangue, è perciò lui stesso omicida. La mattina, alla preghiera, noi non siamo molti, sei, sette, otto persone al massimo. Che oggi, quando, in apertura, si è fatta la memoria della vita, erano tutte, tra lo smarrito e l’indignato. Perché noi non siamo abituati a pastori così. Come quello che è entrato, alla stregua di un carro armato, in una storia, già di per sé fin troppo dolorosa, triste e drammatica.

La storia parla di una bambina di nove anni che, assieme alla sorella quattordicenne (handicappata psichica), era costretta da tre anni a subire le violenze del giovane patrigno. Tali violenze si sono tradotte negli ultimi tempi in una gravidanza gemellare per la bambina più piccola, un fuscello di trentasettechili di peso. Che sua madre, il giorno in cui questa accusa forti dolori al ventre, porta in ospedale a Recife. E lì viene fuori la verità, amarissima. Con tutto ciò che ne segue. L’arresto del patrigno e la decisione di interrompere la gestazione della bimba. La storia potrebbe anche chiudersi qui, con in più, soltanto, il rispetto, il silenzio, l’abbraccio umano di quanti sono ancora capaci di voler bene. Tra cui, sperabilmente la gente di Chiesa. Per alleviare, se mai fosse possibile, l’eccesso del dolore. E invece.

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Invece arriva fuori lui, il pastore, che da Gesù dovrebbe aver imparato il primato della misericordia, l’invito a non giudicare, la generosità fino al dono della vita. Ma che, sfortunatamente, “mica tutti ne sono capaci”. E così lui sale in cattedra, non sia mai per denunciare i potenti, ma per umiliare e schiacciare i poveri e chi si è fatto toccare dall’enormità della loro sofferenza. E scomunica quanti, per altro, hanno agito nel rispetto della legge: la direzione dell’ospedale dove si è svolto l’intervento, l’équipe medica che lo ha realizzato, la madre che lo ha autorizzato. La bambina non ha invece potuto formalmente scomunicarla, ma solo perché è minorenne. Fosse stato per lui, chissà! Del resto lui è lo stesso “pastore” inviato nel 1985 all’arcidiocesi di Olinda e Recife, per sostituire dom Helder Câmara, normalizzare quella Chiesa, demolire sistematicamente il lavoro pastorale del profetico arcivescovo dei poveri.

Il medico che ha coordinato l’intervento, il dott. Rivaldo Mendes de Albuquerque, cattolico, ha dichiarato:

“Non riceviamo un solo centesimo per questo tipo di operazioni. Lo facciamo per il rispetto che una donna (in questo caso una bambina!) vittima di violenza merita, e che l’arcivescovo, sfortunatamente, tratta senza nessuna misericordia. È curioso che chi ci ha condannato alla scomunica non ha proferito una sola parola diretta all’uomo che ha stuprato questa bambina [e tutto quanto, ricordiamolo, con la piena approvazione del Vaticano – nota mia]. Per dom José Cardoso Sobrinho, l’unica cosa che conta è il Diritto Canonico. Gli manca il cuore. Ho compassione del nostro arcivescovo, che non ha saputo essere misericordioso con una bambina innocente”.

Ha ragione il dott. Rivaldo: non smarrimento, non indignazione, solo compassione. Chissà che domani, salendo all’altare quel vescovo riesca a ricordare la frase di Gesù: “Se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5, 23-24), e magari, tutto paramentato, vada a cercare quella madre e le sue bimbe, e gli si inginocchi davanti e chieda loro perdono. Per intanto facciamolo noi, ci sarà rimasto qualche cristiano nella chiesa di Olinda e Recife, vero?

Il Postino della Comunità “Evangelho è Vida” del Bairro Rio Vermelho di Goiás (Brasile) – Testo raccolto da don Paolo Farinella

II domenica della Quaresima ambrosiana

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Daniela Tuscano

Sito Originale: www.mentecritica.net

Written by mentecritica

marzo 20, 2009 at 7:21 am

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