Qui è Ancora Fortapasc
E’ in programmazione in questi giorni il film “Fortàpasc” di Marco Risi che narra della vicenda di Giancarlo Siani. Non ho visto il film e questa non è una recensione. Eppure va riconosciuto ai produttori il merito di aver ricordato la figura di questo giornalista ucciso il 23 settembre 1985. Giancarlo Siani era un giornalista de “Il Mattino”, un quotidiano che allora come adesso ha una diffusione essenzialmente locale alla Campania e regioni limitrofe.

Giancarlo Siani(<a href=”http://www.mentecritica.net/qui-e-ancora-fortapasc/mente-critica/no-one/latest/comandante-nebbia/12824/#footnote_0_12824″ title=” immagini tratte da www.giancarlosiani.it “>1)
Il giovane condusse una serie di indagini sul clan camorristico di Valentino Gionta e, grazie ad alcune informazioni ricevute da un amico carabiniere, pubblicò un articolo nel quale accusava il clan Nuvoletta di aver fornito alle forze dell’ordine informazioni utili alla cattura di Gionta.
Questo fatto, insieme alle altre informazioni diffuse da Siani, indusse il Clan Nuvoletta a progettare l’omicidio del giornalista(2).
Mi ricordo che quando fu ucciso, mi colpì particolarmente la foto fatta a bordo della sua auto. Allora, come oggi, le auto erano un simbolo e la Citroën Méhari di Siani era un vero e proprio manifesto di anticonformismo che lo collocava, inequivocabilmente, in una posizione politica senza compromessi.

Siani era praticamente mio coetaneo, oltre che conterraneo. Ho ben chiara la percezione dell’ambiente e del periodo storico nel quale si è svolta la sua vita e si è consumato il suo assassinio.
Non ha grandi finalità pratiche, ma come tutti gli uomini che sono usciti dalla post adolescenza, mi capita di paragonare ciò che era allora con ciò che è oggi e trarne una serie di considerazioni che vorrei condividere con chi legge.
La camorra di allora si reggeva essenzialmente sul contrabbando di sigarette, lo sfruttamento della prostituzione, il gioco d’azzardo, le scommesse clandestine e l’estorsione a commercianti ed imprenditori. La droga, il traffico d’armi e lo sfruttamento degli immigrati erano attività ancora “non core“. Presto, insieme alla sostanziale assimilazione della metodologia mafiosa, avrebbero dato alla camorra una dimensione internazionale da grande multinazionale del crimine.
Eppure, nonostante queste differenze operative, allora come oggi la terra in cui vivo è sotto il controllo di organizzazioni che ne straziano la carne senza compromessi. Da una parte l’apparato politico locale che ha una visione affaristica e predatoria della missione sociale di governo e dall’altra l’apparato camorristico che, in ampia sinergia con l’altro potere, controlla largamente le attività economiche e finanziarie regionali utilizzando l’usura come grimaldello per insinuarsi nel tessuto civile. La faccenda “monnezza” su tutte.
Allora come oggi ciò è possibile anche all’ignavia o, spesso, alla complicità attiva della cittadinanza che culturalmente è pienamente disposta ad accettare questa attitudine sistemica. La tollera, la incoraggia, la usa. Alla base quel concetto del “tutti amma campa”(3) che porta alla supina accettazione di figure che vanno dal parcheggiatore abusivo al disoccupato organizzato, fino ad arrivare a personaggi quali il governatore.
Nulla di cambiato allora? No, forse qualcosa sì. L’Italia degli anni 80 era un’Italia senza telefoni cellulari, senza televisione via satellite, con pochi canali televisivi e radiofonici. Internet e il web sarebbero arrivati solo negli anni 90.
La vita, la professione e la morte di Giancarlo Siani si sono dipanate tutte sulle pagine di un oscuro quotidiano locale, nei faldoni polverosi delle procure e nei scarni servizi televisivi che ne annunciarono l’assassinio. Siani non aveva scorta, non partecipava a trasmissioni televisive, non portava film a Cannes e non era il simbolo osannato della libertà.
Quello che è cambiato da allora ad oggi è sicuramente la capacità di utilizzare la pubblica indignazione e il sincero anelito alla legalità per diventare dei simboli viventi il cui scopo non è lavorare per risolvere i problemi, ma essere l’emblema della volontà di risolvere i problemi.
In pratica l’immagine che prende il sopravvento sulla materia. Questo, per quel che mi risulta, è vero anche e soprattutto in politica.

Tutto sommato non ci sarebbe niente di male. L’Italia del 2009 è sicuramente un’Italia più virtuale di quella degli anni 80. Sono virtuali i contatti tra le persone, il denaro, i divertimenti, gli affari e il lavoro.
Peccato, però, che la criminalità e il malaffare, insieme allo sfascio sociale, siano rimasti sostanzialmente materiali e tangibili.
E’ tra problema fisico e soluzione virtuale, evidente dicotomia inferenziale, che si esplicita la tristissima e materica contraddizione dei nostri giorni.
Note
- immagini tratte da www.giancarlosiani.it [↩]
- notizie biografiche tratte da wikipedia [↩]
- a prescindere dal come [↩]
Fine delle Note
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Senza Rete
Per aver lanciato le sue scarpe a Bush, Al Zaidi condannato a 3 anni di reclusione in Iraq. Lì si possono lanciare impunemente solo bombe.
Secondo Dario Franceschini “se Berlusconi vince le europee potrà fare cose inimmaginabili”. Tipo leggi eque?
Premio Grinzane – arrestato il presidente Soria per due diverse inchieste: una sulla gestione dei fondi e l’altra per la denuncia di un suo collaboratore per molestie sessuali.
Insomma non pagava abbastanza i pompini del tizio.
Secondo un rapporto Onu, la Terra ospiterà 9 miliardi di persone entro il 2050. Non ci sarà il dessert per tutti.

In Darfur, chiesto un riscatto per i tre operatori di Medici Senza Frontiere rapiti. Nella lettera di richiesta, specificato che non si accetteranno assegni da Povia.
Gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale costretti a evacuare la stazione a causa di un frammento di satellite vagante nello spazio: il nuovo programma di Fiorello.
Caso Battisti, il ministro brasiliano attacca. “Trattati dall’Italia come Paese di ballerine”. E si lamentano? A noi sono toccati i nani.
Milano, 6 anni e mezzo all’urologo Austoni. Chiedeva soldi per saltare le liste d’attesa. E per maggior sicurezza dovevi farglieli trovare nello sfintere.
Strage in Germania: pare che il diciassettenne che ha ucciso 15 persone in una scuola alla vigilia abbia diffuso un messaggio su internet: “a votare siano solo i capigruppo”.
A Milano,comincia la Fiera del Libro Antico. Espongono i romanzi di Dacia Maraini.
Forbes: sempre meno miliardari, il più ricco del mondo è Bill Gates. Palesi i segni della crisi. Quest’anno Bill Gates è riuscito a malapena a comprare la classifica di Forbes.
Il 13 marzo di vent’anni fa nasceva Internet che ha, a livello planetario, completamente rivoluzionato il modo di masturbarsi.
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Cronaca di Silenziose Solitudini
Ho imboccato questo tratto di strada esattamente due anni fa. Io e un gruppo di persone ormai rarefatto e remoto. Quando scrissi il primo articolo di MenteCritica mi percepivo sospeso in un’atmosfera crepuscolare. Sentivo il dovere mettere in pratica il mio diritto di cittadino perché ciò che mi circondava mi sembrava tetro, nefasto, minaccioso.
Ora sono trascorsi due anni e con la stessa onestà intellettuale alla quale mi sono sempre dolorosamente e faticosamente attenuto, sento il dovere di trarre un bilancio personale di questa esperienza.

In due anni ho scritto decine di migliaia di parole e letto trenta volte tanto. Ho conosciuto virtualmente centinaia di persone. Sono stato testimone di fatti meschini e di slanci di candida generosità. Ho letto nel cuore di molti la convinzione, forse ingenua, di essere artefici di un futuro, di un futuro qualsiasi, ma di un futuro. Sotto le chiacchiere di altri ho potuto leggere l’opportunismo ipocrita di chi si dice diverso essendo tristemente uguale.
Il paese di due anni fa non mi piaceva. Il paese di oggi, il paese in cui vivo, mi appare peggiore. Mi ritrovo con l’esercito a presidiare i crocicchi tanto nelle caserme non serve a nulla (allora aboliamolo), i cittadini organizzati in ronde (non sono armati, e ci mancherebbe), una crisi economica spaventosa (ma le banche italiane sono sane), i piani regolatori affidati all’iniziativa popolare (per aumentare il PIL) e la proposta di svuotare di ogni contenuto il ruolo di parlamentare delegando il voto ai soli capigruppo (facendo di quelle aule sorde e grige un bivacco per manipoli).
Il fatto più triste è che questi due anni mi hanno convinto che questo non è un paese straniero. Questa è l’Italia che noi Italiani costruiamo ogni giorno con le nostre parole, con le nostre opere e con le nostre omissioni. Sono partito due anni fa pensando che “loro”, la Casta, mi stesse privando dei miei diritti. Ora ho capito che noi siamo loro.
Se MenteCritica doveva contribuire a scardinare, anche in piccolissima parte, l’involuzione sociale del mio paese, devo dire, senza mezzi termini, che ho fallito.
Se Mentecritica era lo strumento attraverso il quale dovevo iniziare la rivoluzione interiore di cui ho teorizzato in questa mia riflessione, può darsi che, almeno in parte, abbia funzionato.
E’ per questo che da tempo, a parte questa mesta celebrazione, mi sono rinchiuso in una silenziosa solitudine. Sono alla ricerca di un me stesso migliore, qualsiasi cosa questo voglia dire.
Sono sicuro che ci potremo ritrovare solo quando ciascuno di noi avrà conosciuto il male che si porta dentro e lo avrà strizzato via.

Non c’è nazione senza amore, generosità, fiducia e sacrificio. Se non siamo in grado, ciascuno di noi, di donare per quanto ci è possibile, allora la vita in Italia rimarrà quello che è oggi. Una tregua sottile e labile tra nemici non dichiarati.
Ora non ci tocca che sperare che il destino sia clemente con ciascuno di noi. Io spero soltanto di non aver tradito me stesso.
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Berlusconi: Gioco di Rimessa su Franceschini
Berlusconi ha risfoderato l’unico slogan che poteva far riemergere contro Franceschini: è un cattocomunista. Appellativo che qualifica qualcuno di più orticante, puzzolente, ecc..nella testa dell’unto dal Signore. Insomma: peggio di un lebbroso.
Come mai ha riesumato questo pezzo “originale” del suo repertorio “classico”? Perché si è immediatamente reso conto che due recenti proposte di Franceschini avevano una connotazione che lui ben conosce: hanno presa negli italiani.
E allora, l’unto dal Signore, è corso ai ripari.

La prima proposta di Franceschini era l’assegno ai disoccupati. E’ stata votata e respinta alla Camera.
Berlusconi ha rintuzzato la proposta con l’obiezione: “non si può fare perché le imprese potrebbero aumentare i licenziamenti”.
La seconda proposta è il contributo straordinario da parte di coloro che hanno un reddito maggiore di 120.000 € a beneficio di un fondo per l’assistenza ai poveri. Anche questa proposta è stata restituita al mittente in questo modo: “è una ricetta sbagliata secondo parere dell’economia liberale; non è così che si risolve il problema; non è chi può dare o meno. Anzi, chi può dare già compie opere sociali e donazioni che vanno oltre il 2%: io non faccio sapere nulla ma la mia famiglia è molto attiva e fa molto, ad esempio, nella costruzione di ospedali e orfanotrofi”.
Se la prima obiezione è pertinente anche se, volendo, si può gestire ed evitare fenomeni di spinte al licenziamento della serie: “tanto paga lo Stato”, la seconda è ridicola. Fossi Franceschini non mi illuderei che Silvio stia perdendo colpi, però, l’appannamento si nota.
Due considerazioni in merito:
- L’economia liberale c’è cita Berlusconi c’è quando gli comoda. Quando il presidente del Consiglio parla di nazionalizzare le banche, facendo crollare la Borsa, l’economia liberale dove la mette?
- Seconda considerazione: uno stato democratico nel quale esistono rappresentanti eletti – a prescindere dalla tipologia di sistema elettorale (maggioritario, puro, impuro, semi-puro, proporzionale puro, ecc..) che gestiscono la cosa pubblica, non si possono demandare scelte al “buon cuore”, al volontariato dell’elemosina. Berlusconi continui a fare beneficenza. La facciamo in tanti in Italia. Ma, indipendentemente dal fatto che esista o no una crisi, prima del volontariato, accanto al volontariato c’è lo Stato. Che preleva, gestisce, distribuisce. Non si può lasciare al buon cuore. Soprattutto in momenti come questi, alcune scelte denoterebbero oltre che buon senso e buon gusto, il senso dello Stato, la capacità di condurre, agire, rappresentare, unire.
Ma questi sono concetti che non appartengono al repertorio mentale di Silvio Berlusconi.
Dario Franceschini ha un merito rispetto a Veltroni. Non gioca di rimessa. Non si fa dettare argomenti e tempi da Berlusconi. Da oggi, deve saper fare una cosa in più. Deve prevedere risposte e obiezioni di Berlusconi. Se oltre al gioco d’attacco, innesca un gioco di respinta per rilanciare, troverà che colui che si crede invincibile e infallibile comincerà ad annaspare. La strada è lunga, difficile, improba per Franceschini, ma se si hanno idee, si fanno proposte ragionevoli e sostenibili, si smascherano le contraddizioni, gli annaspamenti di chi si crede mandato da Dio, si può iniziare a intravedere ciò che finora non si è visto: un entità politica che possa proporre un modello alternativo al berlusconismo. In questo, Veltroni ha fallito.
Mi permetto di dare un altro consiglio a Franceschini. Ovviamente, deve leggere per “dovere” professionale “La Repubblica” e gli articoli di Eugenio Scalfari, senza dimenticare che come sponsor di Veltroni si è mostrato come lui: inefficace.
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Eravamo-Siamo
Nel 1968 Abbie Hoffman, alla convenzione del Partito Democratico Usa, tentò di candidare alla Presidenza degli Stati Uniti un maiale di nome Pigasus.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora e il suino Pigasus, probabilmente, sono oramai decenni che è stato trasformato in prosciutti, salsicce e altri prodotti di salumeria. I Pink Floyd hanno fatto volare maiali sugli spettatori dei loro concerti e Abbie Hoffman si è suicidato ma quella lezione, almeno in Italia, non è stata dimenticata: basta vedere chi è l’attuale inquilino di Palazzo Chigi.

Tuttavia un piccolo omaggio a quello stralunato e strampalato personaggio che era Abbie Hoffman voglio farglielo, a distanza di molti anni e dunque pubblico una sua poesia da me integrata e rivisitata.
Eravamo – Siamo
Certo, eravamo giovani ( Certo, siamo oramai maturi)
Eravamo arroganti ( Siamo pieni di dubbi)
Eravamo ridicoli ( Abbiamo sorrisi amari)
Eravamo eccessivi (Chiediamo l’impossibile)
Eravamo avventati (Pensiamo troppo)
Ma avevamo ragione ( Continuiamo ad avere ragione)
Abbie Hoffman (Tenebra)
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Non c’è Gioia nel Mio Pad
eri notte mi sono messo al computer, ho caricato Pro Evolution Soccer 4 e mi sono preparato a giocare qualche partita del mio campionato. Il primo scontro prevedeva una trasferta a Reggio Calabria contro la Reggina, poi una partita in casa con l’Udinese e un’altra trasferta a Sampdoria.
Comincio con la Reggina, squadra che galleggia squallidamente a metà classifica.
Al 5’ minuto di gioco, quando ancora sono in fase di studio, i miei avversari segnano il gol dell’uno a zero. Dispiaciuto per questo svarione mi metto sotto e cerco di recuperare, ma niente, quelli sembrano più forti.

Un po’ troppo più forti, a dire il vero.
Non è solo per il fatto che l’arbitro non mi fischia mai un fallo a favore, che il loro portiere para anche le mosche, che i loro attaccanti arrivano sempre prima dei miei difensori, che tutti i rimpalli finiscono nei loro piedi, che se li sfioro svengono ed è sempre fallo, ammonizione e mai infortunio.
È più che altro il fastidio nel vedere il loro numero 10, tale Nakamura, che sembra una versione giapponese di Maradona.
Fastidio, sì, perché Pro Evolution Soccer è giapponese, e si vede che sono convinti che Nakamura sia un piccolo fenomeno che un giorno porterà la Reggina allo scudetto (quando in realtà è un cesso orrendo neanche buono per farci il brasato).
Così esco e ricomincio.
Seguono dieci tentativi, che vi spiego nel dettaglio:

Reggina-Chinaski 1-0
Attacco per tutta la partita, colpisco un palo (a porta vuota) e non mi danno tre rigori netti. All’85’ Nakamura lancia Borriello, che scarta tre volte lo stesso difensore e segna.
Reggina-Chinaski 1-0
Attacco per tutta la partita, colpisco due traverse, mi danno un rigore ma il mio miglior attaccante tira inspiegabilmente alto. Al 70’ Nakamura segna di testa da fuori area.
Reggina-Chinaski (sosp)
Interrotta al 7’ per gol della Reggina su assist di Nakamura.
Reggina-Chinaski (sosp)
Interrotta al 23’ quando, dopo sette nitide palle gol per me tutte sventate da salvataggi in extremis di stinchi, braccia, schiene, teste, mani, orecchie di giocatori della Reggina, Nakamura prende palla sulla fascia, attraversa tre miei difensori come fossero pixel, tira, colpisce la traversa e il pallone s’insacca dopo aver rimbalzato sulla nuca del mio portiere.
Reggina-Chinaski 2-2
Decido di mandare Nakamura all’ospedale.
Gli do la caccia sin dal primo minuto, e dopo nove interventi kamikaze sulle ginocchia, che mi costano altrettante ammonizioni e un gol su punizione dal limite (segna Nakamura), finalmente gli spezzo un femore. Godo nel vederlo uscire in lacrime e mi preparo alla rimonta che si realizza con un gol al 38’ (sei conclusioni consecutive prima di vedere la palla entrare) e uno al 59’ (segno involontariamente premendo il tasto Cross Lungo invece di Tiro). Tuttavia la Reggina pareggia al 90’ dopo che il pallone è rimasto nella mia area per più di due minuti, inspiegabilmente, senza che i miei difensori riuscissero a calciarlo lontano, neanche per errore.
Reggina-Chinaski (sosp)
Interrotta dopo otto secondi per gol di Nakamura.
Reggina-Chinaski 0-0
Ancora un brutto infortunio per Nakamura.
Per sicurezza rendo invalidi altri tre giocatori della Reggina che, non avendo più sostituzioni, è costretta a tenere in campo l’ultimo infortunato, Franceschini, il quale si muove a passo di lumaca e fa quasi tenerezza (durante la partita verrà più volte sbeffeggiato con doppi-passi e tunnel).
Attacco per 90 minuti senza interruzione. Sbaglio un rigore (il mio miglior attaccante tira curiosamente alto) e non me ne fischiano altri sei. Colpisco quattro pali e due traverse. Mi annullano due gol per fuorigioco, senza però farmi vedere il classico Replay dimostrativo (vado nel menù opzioni e provo a forzare il Replay manualmente, ma mi viene proposto un Replay di Nakamura che segna su punizione, cinque partite prima).
A tempo scaduto riesco non so come a scartare un difensore nipponico (ormai la sfida è Chinaski-Konami) vedo il portiere in uscita sul radar e provo il pallonetto dal limite dell’aera. Il pallone supera il portiere, rotola verso la porta, io alzo un braccio al cielo.
Poi un giocatore zoppicante salva sulla linea.
Franceschini, si chiama.
Reggina-Chinaski (sosp)
Al buio, con i flash colorati dello schermo che mi lampeggiano in volto, osservo i giocatori della Reggina mentre segnano una manciata di gol. Non oppongo la minima resistenza, dal momento che ho lasciato cadere il joy-pad (ma non c’è gioia nel mio pad) penzoloni, e la bocca mi si è leggermente aperta, catatonica.
Prima di interrompere vedo Nakamura che circumnaviga il mio portiere paralizzato quattro volte, poi si alza la palla e segna il 6 a 0 in rovesciata.
Reggina-Chinaski 1-1
Vado in bagno a fare pipì e quando torno sono un altro uomo: è solo un computer, mi dico. È solo un gioco. È solo la Reggina. Se mi impegno, se mi concentro e se ce la metto tutta, posso vincere in goleada.
Così carico e determinato comincio la partita, che risulterà essere la migliore da quando esisto. La Reggina non passa la metà-campo, io gioco con razionalità, senza scoprirmi, e costruendo le mie azioni ad arte. Passo in vantaggio con una splendida azione corale, conclusa dal mio pupillo in controbalzo. Poi cerco di segnare il raddoppio, ma impedendo agli avversari qualsiasi reazione.
Al 92’ Nakamura scarta 8 miei giocatori, e segna.

Reggina-Chinaski 0-18
Abbasso il livello del computer al minimo.
Segno 18 gol nel primo tempo. Poi trascorro la seconda frazione a dar la caccia a Nakamura, Borriello e Franceschini. Li mando tutti e tre al pronto soccorso.
Dal 65’ al 90’ faccio torello nella mia metà campo.
Quando l’arbitro fischia la fine faccio la ola sulla sedia, e vado a letto.
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Ricchi Impiegati & Poveri Dentisti
A margine della proposta del PD di un prelievo extra del 2% sui “ricchi”(1) italiani, c’è da fare una breve quanto impersonale riflessione. Solo 200.000 italiani dichiarano un reddito maggiore di 120.000 euro (fra lavoratori dipendenti e no). In Italia ci sono(2):
- 5.000 notai
- 330.000 medici
- 50.000 odontoiatri
- 136.000 architetti
- 130.000 ingegneri civili
- 210.000 avvocati
- 761.588 negozi al dettaglio
- 521.000 imprese artigiane

Se si dovesse giudicare il successo della libera impresa italiana sulla base del risultato reddituale, ne emergerebbe un quadro abbastanza fallimentare.
Siccome non si può dire che chi non è un lavoratore dipendente ha più possibilità di evadere le tasse perché, oggettivamente, è un po’ banale, ne dobbiamo concludere che sarebbe opportuno attivare un’iniziativa di solidarietà nei confronti delle povere categorie testé elencate da parte dei facoltosi lavoratori dipendenti.
Note
- e fessi [↩]
- dati più precisi disponibili sul sito dell’Istat, ma questi vanno bene lo stesso per dare un’idea [↩]
Fine delle Note
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Evoluzionismo vs. Creazionismo: Perplessità sul Disegno Intelligente
Leggo su “la Repubblica” del 4 marzo un articolo dal titolo suggestivo: “Ora anche la Chiesa accoglie Darwin”. In estrema sintesi si parla di un approccio positivo da parte delle gerarchie cattoliche alla teoria evoluzionista che proprio da Darwin prende le mosse. Leggo, tra le altre cose “qualunque sia il modo in cui la creazione è venuta in essere e si è evoluta, alla fine crediamo sia comunque Dio il creatore di tutte le cose”. Questa dichiarazione sarebbe del cardinale William Levada, successore di Ratzinger alla guida dell’ex Sant’Uffizio, dunque una personalità importantissima nelle gerarchie cattoliche. La cosa non può che farmi piacere, come credo a molti, perché lascia presagire positive ricadute nel rapporto tra intellettuali laici e cattolici, sicuramente avrà effetti positivi nel dialogo tra credenti e non credenti.
Stando all’articolo in questione, dichiarazioni di eminenti esponenti della Chiesa Cattolica sostengono che non c’è contraddizione tra darvinismo e fede.
Questa posizione la conosco da qualche decennio, la udii dall’insegnante di religione al liceo, che si espresse più o meno così: “se l’uomo deriva dalla scimmia allora vorrà dire che Dio ha creato la scimmia! Cosa cambia?”
Effettivamente non sembrava cambiare molto, Dio usciva dalla porta (il Genesi) per rientrare dalla finestra (la teoria di Darwin). Sembrava soltanto però, perché le cose cambiavano prospettiva e di molto, me ne resi conto dopo una lunga riflessione.
Nel Genesi, Dio crea dal nulla (dalla polvere) l’uomo e la donna(1), li fa a “sua immagine e somiglianza”. Essi sono creati completi e compiuti, coscienti di se e del mondo, coscienti altresì del Creatore, con cui intrattengono rapporti privilegiati potendo comunicare con lui direttamente. In questo rapporto privilegiato viene inserito un divieto, quello di non cibarsi del “frutto proibito”.
Adamo ed Eva, sempre nel pieno delle loro facoltà mentali, nella totale disponibilità del loro “libero arbitrio” (questo solo per il cattolicesimo) commettono l’atto di ribellione, di rifiuto dell’amore di Dio, seguono il Tentatore e consumano il frutto proibito! Da qui la loro condanna, che avrà effetti anche su tutta la loro discendenza, sino alla fine del tempo.
Partendo da questo peccato tutta la storia futura dell’umanità si sviluppa in coerenza con esso peccato. Siamo stati condannati all’infelicità ed alla dannazione eterna (questo secondo il cristianesimo) (2) per il peccato commesso dai nostri progenitori. Da questa situazione senza uscita ci tira fuori il Cristo che, grazie al suo sacrificio di sangue, ci libera da uno degli effetti del peccato: la condanna alla eterna dannazione, grazie a Lui non siamo necessariamente e obbligatoriamente condannati all’eterno inferno, possiamo salvarci se ci battezziamo e se, pur commettendo altri peccati, ce ne pentiamo prima di morire (non so se questo vale per tutti i cristianesimi).
Bene, se la Chiesa Cattolica accetta la teoria evoluzionista, anche se inquadrata nel “disegno intelligente”, come farà a tenere in piedi ancora il peccato originario? Se non è mai esistita una coppia “prototipo” libera dal peccato come spiegare la “Colpa” dell’umanità?
Se l’umanità si è evoluta, nell’attuale stato, attraverso una serie innumerevole di nascite e morti, di generazioni e generazioni di esseri umani, se non è partita da una coppia “pura”, allora non è impossibile separare in un prima e un dopo la storia del mondo, anzi dell’umanità? Nel Genesi, Adamo ed Eva nascono senza peccato perché è Dio stesso a crearli, nel caso dell’evoluzione, non esistendo la coppia prototipo, creata pura, non c’è la possibilità della corruzione e dunque del peccato.
Allora il peccato originario non può esistere perché, se si accetta una qualunque impostazione evoluzionista, non può essere accettato, conseguentemente, il racconto del Genesi. Infatti esso è assolutamente improponibile alla luce delle conoscenze attuali (archeologia, genetica, geologia), e non c’è una terza posizione possibile, nemmeno aggrappandosi a qualsivoglia “disegno”. Bisogna scegliere o la creazione dal nulla dell’uomo (peccato sì) o l’evoluzione (peccato no).
Pertanto, se i religiosi o i semplici credenti, accettano una qualsiasi versione della teoria dell’evoluzione, ne devono obbligatoriamente (è una questione di logica) concludere che Gesù non aveva alcun bisogno di immolarsi in Croce per salvarci da un peccato inesistente, se è morto in croce sarà stato per qualche altro motivo. In questo secondo caso non aveva bisogno di essere figlio di Dio, né di appartenere alla Trinità, perché questo si sarebbe reso necessario solo nel caso dovesse salvarci dal “Peccatone”, dato che Dio Padre ci aveva condannati solo Dio Figlio poteva assolverci. Il battesimo è privo di senso perché non esiste il motivo che lo renderebbe necessario!
Mi apparve chiaro quasi da subito che l’idea dell’insegnante di religione minava le basi stesse del magistero cattolico, tanto che mi convinsi che mai la Chiesa avrebbe potuto accettare nessuna teoria evoluzionista, pena la distruzione dei suoi stessi pilastri concettuali, primo fra tutti la venuta di Cristo come Salvatore (niente Peccato, niente Salvatore).
Ecco io vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa c’è di errato nel mio ragionamento, perché non può essere che questo sia corretto e nessuno, all’interno del mondo cattolico, si sia accorto dei pericoli del “Disegno Intelligente” per l’impianto biblico e per la dottrina cattolica!
N.d.R.:
La questione è ampiamente dibattuta.
- Qui un aggiornamento per Insegnanti di Religione Cattolica sul tema.
- Qui la risposta di un sacerdote ad identico quesito.
- Qui un dibattito tra utenti della rete.
- Altri link utili: Zenit, Repubblica.It, La riflessione di Joseph Ratzinger sull’evoluzione, Kattolikamente.
Note
Fine delle Note
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Alberto Dito
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Appunti Italiani: Un Acquerello e una Acquaforte
L’Avido
Sono in viaggio per servizio. La gente per cui lavoro, bontà loro, mi stima così tanto che mi fa viaggiare in prima classe su un bel treno Alta Velocità.
Il treno parte con le carrozze semivuote. L’estensione dell’Alta Velocità alla mia città è un atto politico più che tecnico. Dopo appena cinquanta chilometri, infatti, è prevista già un’altra fermata in una stazione ben più importante.

Di fronte a me un uomo piccolo, elegante, bell’orologio, smartphone e copia di un giornale di partito in bella vista. Non può che trattarsi di un politico. Non ho mai visto quel giornale in edicola e se anche ci fosse, non credo che qualcuno lo comprerebbe.
Il piccolo riceve una telefonata. Il discorso cade sulla sua nuova auto che gli deve essere consegnata di lì a qualche giorno. Involontariamente apprendo che trattasi di una BMW con selleria in pelle e tutti gli accessori la descrizione dei quali, a differenza dello sfortunato interlocutore del piccolo, sarà a voi risparmiata.
Passa il carrellino dei giornali e dei rinfreschi. Il piccolo già si agita. Si sporge, cerca di capire cosa sia in distribuzione. Quando finalmente giunge il suo turno chiede un caffè, un biscottino con la cioccolata ed una copia del Corriere.
Il Frecciarossa arriva alla sua prima fermata. Il piccolo cambia rapidamente posto ed assume quello che, plausibilmente, corrisponde alla sua prenotazione, fa sparire i resti di caffè e biscottino e occulta la copia del Corriere.
Poco dopo la partenza, ripassa il carrello dei rinfreschi per servire i nuovi viaggiatori.
Si ripete la scena pari pari a quella di pochi minuti prima. Il piccolo si agita, si sporge, cerca di capire cosa ci sia in distribuzione e, quando il carrello arriva alla sua altezza, imperturbabile chiede un succo d’arancia, un biscottino alla cioccolata e una copia della Repubblica.
I resti del fero pasto rimangono, stavolta, in bella mostra fino all’arrivo dell’addetto preposto alla rimozione.
La visione di questo delicato acquerello mi ha aiutato a capire perché persone di un certo reddito (penso a parlamentari e senatori essenzialmente) passino il tempo a preoccuparsi del prezzo del caffè del bar aziendale e della possibilità di avere un taglio di capelli a scrocco.
Mangiando molto lo stomaco si dilata ed è sempre più difficile riempirlo.
La Colonna Infame
Scopro con piacere che il nuovo segretario del partito democratico ha appreso, con un certo ritardo, la redditizia arte di farsi latore di proposte che, con un leggero eufemismo, si potrebbero definire populiste.
Un prelievo “una tantum” del 2% sui redditi superiori a 120.000 euro per raccogliere rapidamente 500 milioni da distribuire a chi, causa crisi, si trova in condizioni di indigenza.

Premetto che la cosa sfortunatamente non mi riguarda. Comunque, si conferma sempre più l’idea che la lista dei contribuenti è la colonna infame dei fessi. Si paga ed ogni occasione è buona per pagare ancora. Ogni provvedimento di questo tipo è un vero e proprio spot pubblicitario per l’evasione fiscale.
In ottica di ronde mi chiedo perché nessuno abbia pensato ad istituire le “ronde fiscali“. Come quelle che danno la caccia agli stupratori di belle signore, queste ronde potrebbero perseguitare gli stupratori di contribuenti onesti la cui integrità posteriore non è, al momento, difesa da nessuno.
Bossi è d’accordo col prelievo. Bossi è lo stesso che pretende che non si voti nello stesso giorno per referendum abrogativo della attuale legge elettorale e elezioni europee con un incremento della spesa stimato in 460 milioni.
Della serie: se servono 500 milioni perché recuperarli dall’evasione fiscale o risparmiarli mettendo le elezioni nello stesso giorno. Prendiamole dalla tasca dei fessi.
Opere di Sara Giusti e Giacomo Soffiantino
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Ricchi Impiegati & Poveri Dentisti
A margine della proposta del PD di un prelievo extra del 2% sui “ricchi”(1) italiani, c’è da fare una breve quanto impersonale riflessione. Solo 200.000 italiani dichiarano un reddito maggiore di 120.000 euro (fra lavoratori dipendenti e no). In Italia ci sono(2):
- 5.000 notai
- 330.000 medici
- 50.000 odontoiatri
- 136.000 architetti
- 130.000 ingegneri civili
- 210.000 avvocati
- 761.588 negozi al dettaglio
- 521.000 imprese artigiane

Se si dovesse giudicare il successo della libera impresa italiana sulla base del risultato reddituale, ne emergerebbe un quadro abbastanza fallimentare.
Siccome non si può dire che chi non è un lavoratore dipendente ha più possibilità di evadere le tasse perché, oggettivamente, è un po’ banale, ne dobbiamo concludere che sarebbe opportuno attivare un’iniziativa di solidarietà nei confronti delle povere categorie testé elencate da parte dei facoltosi lavoratori dipendenti.
Note
- e fessi [↩]
- dati più precisi disponibili sul sito dell’Istat, ma questi vanno bene lo stesso per dare un’idea [↩]
Fine delle Note
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